Ci sono produttori che parlano molto dei propri vini. E poi ci sono quelli che, dopo pochi minuti, ti fanno capire che il vino è solo una conseguenza.
Durante la scorsa sbicchierata con il produttore abbiamo assaggiato quasi tutta la produzione di Enrico Togni. Una sequenza di bottiglie diverse tra loro, ma legate da un filo conduttore evidente: la volontà di restare fedeli a un territorio che non concede nulla per facilità.
Erbanno, frazione di Darfo Boario Terme (Bs), non è un luogo che viene da associare spontaneamente al vino. Eppure basta ascoltare Enrico per qualche minuto per capire che proprio questa apparente marginalità è diventata il centro del suo lavoro. Lavoro che porta avanti con una immutata testardaggine ormai da oltre vent’anni: recupera vigneti, seleziona vecchie varietà, studia il territorio e difende una viticoltura che altrove sarebbe stata probabilmente abbandonata.
I suoi vini non cercano la perfezione formale. Cercano piuttosto di raccontare la Valle Camonica.
Vini che portano nel bicchiere energia e carattere più che ricerca dell’eleganza fine a sé stessa. In degustazione abbiamo potuto assaggiare i suoi vini artigianali: due rosati e tre rossi fermi.
Siamo partiti da La Santella, un vino prodotto con uvaggi diversi e che prende il nome dalle “santelle”, ovvero piccole edicole votive dedicate ai santi. Ve ne sono parecchie sparse sul territorio e una è ubicata proprio sopra ai vigneti di Togni. Un vino giovane, che si presta alla beva dopo 1 solo anno in vasche di acciaio. Poi Martina, il primo rosato prodotto da Enrico e dedicato alla figlia Martina: un vino beverino, dalla gradazione alcolica contenuta: un rosato artigianale prodotto come una volta.



Quindi siamo passati a 1703 e San Valentino: il primo, il cui nome deriva dall’altitudine precisa del Monte Altissimo. Esso svetta sopra i vigneti ed è caratterizzato da una parete sud rocciosa e particolarmente verticale. Proprio come questo vino, prodotto a fermentazione spontanea: vero duro e diretto. San Valentino è invece prodotto con le uve di un vitigno autoctono: l’Erbanno, che prende il nome dalla piccola frazione di Darfo Boario Terme (Bs) ove è ubicata l’azienda.
Abbiamo finito l’assaggio con Scabe: il cui nome si legge sull’etichetta proprio girando la bottiglia, quasi a decifrare un rebus. Una parola che nell’antico gaì, il linguaggio segreto dei pastori, significava proprio vino. Un linguaggio che raccontava della durezza della loro vita, ma anche della particolare libertà che ne conseguiva. Un vino da scoprire piano piano.
Vini veri, vini di montagna. Vini artigianali, fermentazioni spontanee, come piace a noi.
Dalle nostre sbicchierate con il produttore: ormai un appuntamento fisso.